Documento di valutazione del rischio rumore

Il documento di valutazione rischio rumore consente di verificare se i livelli sonori sono di un attività lavorativa sono nei limiti normativi.

Le attività soggette a valutazione del livelli sonori mediante perizie fotometriche e documento di valutazione rischio rumore sono:

  • ristoranti, pizzerie, trattorie, bar
  • attività ricreative
  • attività agrituristiche
  • attività culturali e di spettacolo
  • sale da gioco
  • palestre
  • stabilimenti balneari

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Riferimenti normativi

Fino al 1991 il legislatore non fissava esplicitamente limiti di rumorosità negli ambienti di lavoro. Si imponeva genericamente: “Nelle lavorazioni che producono scuotimenti, vibrazioni o rumori dannosi ai lavoratori, devono adottarsi i provvedimenti consigliati dalla tecnica per diminuirne l’intensità” (art. 24 DPR 303/1956). Nel 1991 però, con il D. Lgs. 15 .8.1991 n. 277 (oggi abrogato), sono state recepite nell’ordinamento italiano, alcune direttive comunitarie tra cui la 86/188/CEE relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione al rumore, che modificarono la regolazione giuridica. L’art. 40 prescriveva al DATORE DI LAVORO l’obbligo di procedere alla valutazione del rumore presente nella propria azienda allo scopo di rilevare e valutare l’esposizione quotidiana dei lavoratori al rumore ed attuare gli interventi preventivi e protettivi indicati dal decreto stesso.

Con il D. Lgs. 195/06 viene abrogato il D. Lgs. 277/91 per la parte relativa al rischio rumore. Con questo decreto vengono introdotti due livelli di azione (inferiore e superiore) ed un valore limite. I livelli di azione fanno riferimento sia a dei livelli di picco che a delle dosi assorbite durante il periodo di riferimento lavorativo di otto ore. Il superamento o meno di queste soglie fa scattare degli adempimenti diversificati. Il valore limite è calcolato tenendo conto dell’attenuazione fornita dai DPI indossati. Questa soglia non può essere superata. Con l’emanazione del D.Lgs. 81/08 viene abrogato il D.Lgs. 195/06. Il nuovo Decreto al Titolo VIII Capo II riprende quanto previsto dal D.Lgs. 195/06, apportando delle variazioni in merito agli adempimenti previsti in caso di superamento dei livelli di azione.

Nell’ambito di quanto previsto dall’articolo 181 D.Lgs n.81/08, il datore di lavoro valuta l’esposizione dei lavoratori al rumore durante il lavoro prendendo in considerazione in particolare:

  1.  il livello, il tipo e la durata dell’esposizione, ivi inclusa ogni esposizione a rumore impulsivo;
  2. i valori limite di esposizione e i valori di azione di cui all’articolo 189;
  3. tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rumore, con particolare riferimento alle donne in gravidanza e i minori;
  4. per quanto possibile a livello tecnico, tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da interazioni fra rumore e sostanze ototossiche connesse con l’attività svolta e fra rumore e vibrazioni;
  5. tutti gli effetti indiretti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori risultanti da interazioni fra rumore e segnali di avvertimento o altri suoni che vanno osservati al fine di ridurre il rischio di infortuni;

 

La valutazione del rischio

Finalità della misura del rumore Le misure del rumore hanno lo scopo di rilevare in modo obiettivo il livello di rumorosità delle attività svolte. Per ottenere delle misurazioni valide, queste devono essere effettuate con la strumentazione e i metodi fissati dalle norme internazionali e dal D.Lgs. 81/08. Le misurazioni devono fornire dati rappresentativi dell’esposizione al rumore durante tutte le attività lavorative. Si tratta quindi di ottenere un valore medio delle misurazioni che rappresenta il livello medio costante di pressione sonora a cui il lavoratore è esposto: il cosiddetto livello sonoro equivalente.

Il livello equivalente singolo (di ogni misurazione) è ottenuto automaticamente dallo strumento. Il livello equivalente totale, cioè il livello di esposizione personale (Leq) è ottenuto eseguendo una particolare somma (somma logaritmica) dei livelli equivalenti di ogni misurazione in relazione alla quantità di tempo dedicata alle varie attività.

Ottenuto il Leq, occorre verificare il limite di appartenenza per attivare le misure di prevenzione:

valori inferiori di azione: 80 dB(A);

valori superiori di azione: 85 dB(A);

valore limite di esposizione 87 dB(A).

La misurazione e la valutazione del rischio è fondamentale, inoltre, per analizzare le rumorosità pericolose e per scegliere conseguentemente i dispositivi di protezione individuali più idonei. La valutazione del rumore deve essere ripetuta:

  • ogni qualvolta vengano introdotte nelle lavorazioni modifiche che influiscano in modo sostanziale sul rumore prodotto;
  • ogni qualvolta lo richieda l’organo di vigilanza, con provvedimento motivato;
  • in ogni caso, secondo le più recenti indicazioni Regionali e dell’ISPESL, trascorsi tre anni dalla misurazione precedente, se il livello di esposizione individuale è compreso tra 80 e 87 dB(A);
  • annualmente, qualora il livello di esposizione individuale quotidiano ecceda gli 87 dB(A).

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